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L'evoluzione culturale dell'usato: da ieri a oggi
Giovedì 23 Agosto 2018

L'usato che conosciamo oggi non è più un sottoprodotto del nuovo, ma una scelta intelligente e astuta di chi vuole liberare spazio in casa e dare nuova vita agli oggetti, e di chi vuole acquistare qualcosa di unico che potrebbe non trovare altrove. Nel corso degli anni, l'usato è diventato un mercato parallelo, dotato di fascino, moda, singolarità e convenienza, tanto che - nei paesi anglosassoni - si festeggia anche una giornata nazionale dedicata al second hand.

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Com'è avvenuta questa evoluzione economica e culturale legata al mondo degli oggetti di seconda mano? Com'è cambiato il modo di percepire l'usato, lasciando da parte preconcetti e pregiudizi per sposare una filosofia che oggi è così vincente? Andiamo a scoprirlo insieme.

Dalla fine delle botteghe al boom economico negli anni '60

Per capire il modo in cui l'usato si è trasformato, dobbiamo prima ricordarci come funzionavano i consumi in passato. Facciamo un salto indietro nel tempo e torniamo tra la fine dell'800 e l'inizio del '900. Siamo in un periodo storico decisivo: è in questi anni che i negozi fanno la loro prima comparsa, passando quindi dalle botteghe artigiane ai grandi magazzini specializzati nella vendita di abiti confezionati. Pensiamo ad esempio alla nascita della famosa La Rinascente nel 1918, dell'Upim nel 1928, e della Standa nel 1931.

Si tratta senza dubbio di un grande cambiamento per l'uomo, per il suo modo di acquistare e di concepire i beni materiali, una metamorfosi che si è manifestata soprattutto negli anni del boom economico, ovvero tra il 1959 e il 1963. Nel giro di pochissimo l'Italia è diventato uno dei 10 Paesi più industrializzati del mondo, uscendo dal primato dell’agricoltura, dove esisteva il monoreddito ed erano ancora molto forti valori come autoconsumo, spirito di sacrificio e soprattutto etica del risparmio.

È con questa enorme svolta che gli italiani scoprono per la prima volta il benessere, dopo aver sperimentato i disastri della guerra e la povertà degli anni successivi. Nella case fanno il loro ingresso frigoriferi e lavatrici, radio e televisori, simboli di una modernizzazione che segna nuove abitudini di consumo. Abitudini influenzate anche dal grande “sogno americano”, cioè quello di possedere a tutti i costi l'ultimo modello di qualsiasi cosa fosse sul mercato.

È l'epoca del consumismo, dominato dai mass media e dalla pubblicità martellante che invade la collettività e si appropria di tutto ciò che è pubblico. Chi avrebbe più voluto un oggetto usato, quando ormai esistevano così tante cose nuove, perfette e allettanti, già pronte a diventare un rifiuto con l'arrivo del prossimo modello?



Dai pregiudizi del consumismo alla consapevolezza di oggi

crisi-economia-globaleIl consumismo, dunque, ha generato una violenta frattura tra il nuovo e l'usato, spingendo quest'ultimo verso il concetto di povertà: si acquista usato perché non ci si può permettere il nuovo. Questo sistema si è depositato nella coscienza e nell'inconscio degli individui per parecchi anni, plasmandone personalità, desideri e orientamenti, arrivando a far credere che chiunque comprasse usato fosse una persona non abbiente e appartenente ad un ceto culturale più basso.

Cos'è che ha cambiato tutto questo, allora? Un ulteriore mutamento sociale dovuto a tre fenomeni in particolare: l'arrivo di un nuovo scenario economico critico che ha portato le persone a razionalizzare i propri consumi; l'evoluzione dei consumatori stessi grazie all'avvento di internet e degli smartphone, raggiungendo così la massima disponibilità di informazioni; e la consapevolezza che consumi tanto massicci non sono più sostenibili dal punto di vista ambientale.

Ecco quindi che l'usato si evolve, viene riqualificato, vive una rivoluzione che lo porta dall'essere un simbolo di povertà all'essere una filosofia vincente, la migliore per ottimizzare i consumi, per avere qualcosa di cool senza rinunciare alla qualità, per evitare gli sprechi che oggi stanno mettendo in serio pericolo la salute del pianeta. La coscienza di tutto questo ha cambiato il modo di vedere e vivere l'usato, segnando l'inizio di una nuova evoluzione culturale di cui tutti facciamo parte.

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