Intervista a Stefano D’Onghia, abile mercante a Cash or Tras
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Stefano D’Onghia, abile mercante a Cash or Trash

Lunedì 18 Ottobre 2021
Eleonora Truzzi

Stefano D’Onghia, per gli amici Dongi, è uno dei protagonisti indiscussi del programma condotto da Paolo Conticini sul Nove “Cash or Trash – Chi offre di più?”. Titolare del punto vendita Mercatopoli Cerea, Stefano è un vero e proprio cacciatore di rarità, ha una passione particolarmente spiccata per il vintage e l’antiquariato. Scherzando ama dire che gli oggetti gli parlano, anche se oggi sarà lui a parlare a noi con travolgente carica della sua vita, del suo lavoro e della sua esperienza nel programma televisivo, un format dove i concorrenti portano degli oggetti di cui vogliono disfarsi per farli stimare da un consulente e farli visionare a cinque mercanti, tra cui troviamo Stefano D’Onghia.

Stefano, raccontaci qualcosa di te.

Ho una grande passione per gli oggetti, tanto che questa passione è diventata il mio lavoro primario. Mi occupo sia di svolgere perizie per il tribunale in ambito di eredità sia della gestione del negozio di Mercatopoli Cerea. Il mio negozio rappresenta la mia passione. Sono stato scelto tra cinque persone per raccontare il nostro mondo, quello del riuso, per il quale lo stesso Alessandro Giuliani sta lottando per farne valere i diritti. Io voglio cambiare l’idea italiana dell’usato. Abbiamo già fatto dei notevoli passi avanti negli ultimi anni, ma c’è ancora molto da fare.

Quando hai capito di voler lavorare nel settore dell’usato? Cosa ti ha spinto verso questa strada?

La vita ti lancia dei segnali, no? Se analizziamo il nostro cammino vediamo una strada che si illumina rispetto alle altre, quello è il segnale. Io vendevo case ma volevo le cose, avevo un ristorante ma vendevo quadri. Ho aperto una galleria proprio per avvicinare l’uomo all’arte. Solo chi legge i segnali che la vita gli invia riesce ad arrivare alla felicità. E secondo me essere felici è fare ciò che piace, incontrare persone che ti fanno stare bene, e lo stesso vale per le cose. La vita mi ha sempre spinto verso la mia strada, quella giusta, tanto che faccio questo lavoro da dodici anni.

Com’è l’esperienza a Cash or Trash?

È stato un format di successo in Nord Europa e ora lo è anche in Italia. La prima stagione è andata bene e la seconda anche, grazie soprattutto al passaparola. Mi piace vedere l’amore per le cose. Io faccio nella trasmissione quello che faccio nella vita reale. Sono stato scelto per la mia grande conoscenza del settore, conoscenza che arricchisco da sempre. Le cose sono come la vita, ti chiamano, ti lanciano dei segnali. Avevo fatto un corso di formazione con Alessandro Giuliani e in quel contesto avevo inventato il neologismo “oggettese”, la lingua degli oggetti. Gli oggetti parlano, lo fanno con un segno, una manifattura, una tecnica, una firma, un materiale, una forma, una rugosità. L’oggetto urla.

Di quali conoscenze e competenze hai avuto bisogno per essere scelto nel programma?

Collezionando in primis, studiando in secundis. Con la curiosità di conoscere e di fagocitare informazioni sono arrivato a fare ciò che faccio da dodici anni. Un mio pregio è quello di essere estremamente curioso.

È un ottimo traguardo per un negozio Mercatopoli. Che effetto fa?

È una grande emozione. Ricordo quando mi hanno contattato la prima volta per prendere parte al programma. Ero a un pranzo di lavoro con un’altra persona, mi hanno chiamato e sono dovuto correre in bagno a piangere come un bambino. Un’emozione indescrivibile. Dopodiché, durante tutto il programma mi sono sentito sempre a mio agio.

Parlaci del tuo negozio, Mercatopoli Cerea.

È un negozietto dove faccio una bella selezione. Come si dice, “nella botte piccola c’è il vino buono”. Io vivo con le cose che le persone mi portano e lo amo alla follia. Quando ricevo un oggetto sono onorato perché ci leggo un mondo al suo interno, la storia dell’oggetto stesso e di chi l’ha posseduto. Avere a che fare con le cose è una vera e propria esperienza. Tratto con cura tutto ciò che mi viene portato, perché considero il mio lavoro una missione.

Pensi che parlare di “usato” in televisione aiuti le persone ad avvicinarsi a questo mondo?

Oggi tantissimi lo fanno, anche in tv. Quest’anno l’usato è decollato. È una conferma sociale, è il suo momento. E noi siamo pronti a rispondere. Nel programma televisivo parliamo di riuso, di vendere. È bellissimo ed è la prima trasmissione italiana a farlo.