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Decluttering: intervista a Isabella Ratti, style coach
Annalisa AloisiDecluttering
Giovedì 28 Luglio 2016

Isabella RattiDecluttering, o l’arte di liberarsi del superfluo. L’arte, infatti, perché fare decluttering non è solo mettere ordine tra le nostre cose, è uno stile di vita e qualcosa di più. Ma come posso spiegartelo in modo più preciso?...

Isabella Ratti: come 'diventare' se stessi e sentirsi bene

Isabella Ratti, style coach, arriva in mio soccorso. E rende tutto più comprensibile. Isabella è una style coach "con il cuore italiano e l’anima nomade" come si definisce.

Il suo mantra? "Rendere la moda 'democratica'. Il mio obiettivo è la valorizzazione dell’immagine della persona partendo da come è fatta, dai suoi bisogni e dai suoi sogni e non da regole o tendenze imposte che spesso non ci appartengono. La persona con me capisce il proprio potenziale immagine ed acquisisce gli strumenti per sfruttarlo al meglio e sentirsi bene sempre, con facilità, in ogni occasione."

"Da bambina disegnavo abiti, oggi aiuto le persone e le aziende a disegnare la loro immagine, trasformando imperfezioni e difetti in punti di forza. Avvicino la moda al grande pubblico, valorizzo l’immagine delle persone, così come sono, aiutandole a esprimere la loro identità, con fierezza e senso critico e a rispettare il loro corpo, senza mortificarlo in nome di regole e canoni estetici imposti, ma esaltando i punti di forza e le risorse naturali.

Il mio compito di Style Coach è affiancare gli imprenditori, i manager e i professionisti, in percorsi semplici, concreti, efficaci per acquisire strumenti e sicurezza volti al benessere, nella vita e sul lavoro. Li aiuto a individuare la loro immagine unica, che li rappresenti in modo originale e differenziato, sia nella sfera privata che professionale."

Il decluttering come parte di un percorso di ritorno a sè

Trovare la propria immagine è un percorso che passa anche attraverso la pulizia e la liberazione degli spazi, il decluttering, liberarsi dalle cose che non servono più. Come? L’ho chiesto a lei.

Perchè il decluttering fa bene secondo te Isabella? In psicologia anche riordinare un cassetto è utilizzato come trucco antistress e antipanico da molti psicologi, quindi si tratta di qualcosa di più di semplice riordino oggettivo.

Prima di rispondere a questa domanda mi pare utile chiarire l’etimologia della parola decluttering, che è un neologismo. E’ composta dal prefisso de che indica “un processo inverso, un movimento o un’azione contraria” (Hazon ed. Garzanti) e dal verbo to clutter “ingrombare, mettere in disordine”. Pertanto decluttering significa sistemare, riordinare.

Come spiega la psicoterapeuta Concettina Taglieri “L’azione del riordinare (per esempio vestiti, libri, mobili di casa ecc…) è la traslazione dei contenuti interni della nostra psiche (oggetti interni inconsci) negli oggetti esterni. Mentre riordino, faccio decluttering, placo l’ansia che deriva dalle parti inconsce, trasferisco il disordine interno all’esterno. Riordinando l’esterno simbolicamente rafforzo la capacità di sistemare le parte interne.

E’ certamente più semplice riordinare gli oggetti esterni che quelli interni. Tale attività di decluttering è positiva se non diventa un’ossessione cioè un comportamento compulsivo come però del resto tutti i comportamenti”. Il mio motto è LESS IS MORE. Ritengo che rimettere in ordine eliminando tutto quello che non serve più ci permetterà di guadagnare tempo prezioso.

Pensate a tutto quel tempo perso al mattino mentre cerchiamo le chiavi della macchina e non riusciamo a trovarle, senza contare l’ansia che questa cosa genera in noi dato che siamo sempre di fretta. Siamo i primi ad ammettere che in casa abbiamo troppe cose, molto spesso inutili però quando dobbiamo andare ad eliminare qualcosa, il più delle volte non ci riusciamo.

Per questo bisogna pensare ai benefici di questa tanto odiata operazione, fare decluttering riduce la confusione, valorizza quello che è importante tenere e crea spazio per le novità guadagnando tempo da investire in cose che maggiormente ci rendono più felici, il nostro cervello rilascia endorfina, una sostanza chimica che genera piacere e ci fa sentire felici. Concludendo posso affermare che l’eliminazione di ciò che non ci serve diventa man mano un’operazione di alleggerimento della vita, che ci rende più sereni, perché il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo.

Un disordinato spesso si (auto)definisce anche creativo, ma quanto potenziale inespresso si libererebbe se potesse incanalare questa creatività? Secondo te Isabella, il decluttering reprime la creatività o la libera?

Non vedo un nesso casuale tra decluttering e creatività: si può essere creativi o non creativi indipendentemente dal decluttering, penso che la chiave stia nella misura. Tutti i comportamenti compulsivi-ossessivi rendono difficile la creatività. L’autore americano Steven Johnson, nel suo libro “La nuova scienza dei sistemi emergenti”, ha illustrato le teorie del neuro-scienziato Robert Thatcher dimostrando che le idee devono mescolarsi per generare il genio.

Per una mente creativa meglio essere caotici che organizzati? Meglio essere aperti a stimoli diversi, però questo non vuol dire che per avere buone idee, bisogna disperdersi in mille cose senza riuscire a portarne avanti neanche una.

Decluttering e riuso: quale ritieni sia il reale rapporto fra questi due stili di vita?

Decluttering e riuso sono entrambe modalità di rinnovamento di parti profonde del sé. Nel riuso c’è anche il tentativo di modificare in modo adattivo meccanismi che non funzionano più per l’individuo e far rinascere l’oggetto con un passaggio di consegna verso un nuovo proprietario, che potrà utilizzare l’oggetto stesso anche in maniera diversa adattandolo ai suoi bisogni.

Quando si decide di iniziare un processo di decluttering penso sia fondamentale tenere a mente questa frase “ciò che oggi non serve a me, potrebbe essere utile a qualcun altro.” Viviamo in una società che ha perso il senso della proporzione e della misura. Capiterà spesso che ci ritroviamo in casa doppioni, vestiti con ancora i cartelli, significa che lo shopping compulsivo ha preso il sopravvento e non abbiamo riflettuto durante il processo d’acquisto.

No panic, anche ai migliori capita di sbagliare. Fortunatamente adesso possiamo porre rimedio ai nostri errori portando le cose che abbiamo deciso che non ci servono ai negozi dell’usato. Per questo motivo decluttering e riuso sono due concetti correlati e intrisi, perché sono dipendenti l’uno dall’anno, non si possono scorporare.

Isabella Ratti style coach

Se la Kundo fosse qui, come le racconteresti il tuo modo di vivere il decluttering?

Non poteva arrivare che dal Giappone, luogo eletto di minimalismo e pratiche zen, la spinta a introdurre il riordino nel nostro quotidiano, con metodo e rigore scientifico. Marie Kondo, autrice dei libri "Il magico potere del riordino" e "96 lezioni di felicità" insegna a recuperare spazio e benessere, attraverso alcuni semplici passi, per incamminarsi verso la decrescita felice.

Dal suo insegnamento deriva il Metodo Konmari che si può riassumere in questa frase “tieni solo ciò che ti rende felice”. Il mio stile di decluttering si basa proprio sul Metodo Konmari e consiste nell’arte di fare chiarezza, stabilire una tassonomia e delle priorità, partendo dall’armadio e dalla scrivania, per arrivare all’interiorità.

Gli oggetti non utilizzati non sono sempre inutili, ma li possiamo onorare rimettendoli in circolazione, regalandoli, scambiandoli, vendendoli. I capi d’abbigliamento, gli accessori, gli oggetti irrimediabilmente rovinati li possiamo eliminare, compiendo lo sforzo di separarci dal valore simbolico in essi contenuto. Il decluttering è alla base della mia consulenza d’immagine, personale e aziendale e parte dalla semplice azione, tanto difficile da attuare, di fare spazio e chiarezza nella vita, cominciando dagli oggetti.

3 consigli per i nostri lettori per vivere al meglio il decluttering?

Dave Bruno, autore del libro “ La sfida delle 100 cose”, sostiene che si possa vivere tranquilamente con solo 100 oggetti, basta capire quali sono quelli veramente necessari. Senza arrivare agli estremi perchè ci vuole sempre la misura in ogni nostra azione, soprattutto nel decluttering, dobbiamo capire tra tutte le cose che possediamo quali sono quelle che effettivamente ci servono nella nostra quotidianità, quelle che teniamo solo per ricordo o quelle che ci sembra ci potrebbero sempre servire a prescindere dall’uso che ne facciamo.

Fatevi queste tre domande:

La soddisfazione ed il senso di sollievo che si prova dopo aver ripulito il primo cassetto vi darà lo slancio per proseguire! Il consiglio che vi posso dare è di iniziare lentamente, con piccoli obiettivi giornalieri e non pretendere di riuscire a fare tutto in un’unica giornata, se lo si vuole fare seriamente. Come dico ai mie clienti step by step per arrivare alla metà finale, non importa il tempo impiegato, ma tagliare il traguardo d’arrivo.

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